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STORIA

  • STORIA DEL RIFUGIO ORTO DI DONNA

È l’erede naturale del primo Rifugio “Guido Donegani” della sezione del C.A.I. di Lucca; costruito tra le cave del fianco est del Grondilice (a 1282 m) e poi spostato più in basso, verso Serenai (a 1122 m), prima di essere quasi fagocitato da gradoni e ravaneti. Anche il secondo Rifugio ha dovuto chiudere i battenti nel 1999, poiché non più idoneo.

Parco e Comune di Minacciano hanno deciso di costruire il terzo Rifugio di Orto di Donna verso il Passo delle Pecore, presso l’ex cava 27 a 1500 m di quota, in un area recentemente rinaturalizzata con interventi di ingegneria naturalistica. L’edificio è il risultato di un recupero ed ampliamento di vecchie costruzioni di servizio alle cave.

Il nuovo Rifugio si sviluppa su tre piani e ha a disposizione 30 posti letto. Il Rifugio è servito da una strada di arroccamento di cava (non aperta al transito pubblico) ed è raggiungibile a piedi dal Rifugio Val Serenaia (1,15 h), attraverso il sentiero C.A.I. n°180 e successiva variante che dal piano dell’Orto di Donna risale fino al Rifugio.

  • GEOLOGIA

La conca di Orto di Donna-Val Serenia rappresenta, per la geodiversità del patrimonio geologico conservato, uno dei più significativi “geositi” delle Api Apuane, ovvero un luogo straordinariamente ricco di elementi rilevanti dell’eredità geologica della stessa regione montuosa.

Significativi, poiché documentano il complesso periodo delle glaciazioni, sono qui le forme e i depositi rimasti dall’ultima espansione würmiana e dal successivo arretramento dei ghiacci nel postglaciale. Il ghiacciaio di Gramolazzo, il cui fronte estremo raggiungeva l’altezza dell’attuale ed omonimo centro abitato (intorno a 600 m di quota), era il più esteso delle Apuane e nasceva dalle lingue glaciali discendenti dal versante nord-orientale del M.Pisaninno e dal bacino di accumulo di Orto di Donna-Val serenaia.

L’allineamento di creste affilate, che delimita il lato meridionale della conca glaciale, consente ancora oggi di apprezzare due grandi circhi, rispettivamente al di sotto del M.Cavallo e del M.Grondilice. “Rocce montane”, con strie dell’azione erosiva dei ghiacci, si osservano in Serenaia, sul lato est della strada di fondovalle e, poco più a nord, in località Tecchiarella, qui in prossimità di un relitto di valle pensile, abbandonata nelle fasi avanzate della glaciazione würmiana.

Nella conca di Orto di Donna-Val Serenai, che assume il tipico profilo a “U”, non affiorano depositi glaciali, probabilmente ripresi e rimaneggiati dalle acque superficiali nel postglaciale. Notevoli depositi morenici, costituiti da ben tre cordoni, si ritrovano più in basso, lungo la Valle di Gramolazzo, in località Mandria.

Insieme alle forme glaciali, e spesso sovrapposte a queste, si trovano quelle carsiche. A nord-est del M.Grondilice, intorno ai 1600 m di quota, si estende un campo di doline, dalle tipiche forme ad imbuto e a ciotola con perimetro ellittico (diametro massimo di 60 m). Pure nell’area a nord-ovest del M.Cavallo si è sviluppato un piccolo sistema carsico di vallecole cieche e piccole doline a pozzo (profonde una decina di metri). Tra le microforme carsiche che si accompagnano, si ritrovano scannellature, solchi a doccia e crepacci.

Infine, gli Zucchi di Cardato – che in alto disegnano un orlo di paesaggio a “cuesta” – presentano lungo il pendio enormi blocchi di diaspro, precipitati per improvvise frane di crollo.

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